News sulla visita del Papa

Aggiornamenti sul viaggio del Santo Padre a Pompei

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I Papi a Pompei

La prima volta di un Papa nella città mariana risale all’ottobre 1979. Giovanni Paolo II era appena ritornato dal suo viaggio apostolico in Irlanda e nell'America del Nord. Durante la consueta Udienza Generale del mercoledì (10 ottobre 1979) ne diede egli stesso l’annuncio: «Per ringraziare la Vergine Santissima con maggiore fervore e per implorare la grazia della conversione e della pace, vi comunico ora con immensa gioia che domenica 21 ottobre mi recherò in pellegrinaggio al Santuario di Pompei». Era il primo abbraccio con le popolazioni del Sud d’Italia. Si realizzava in questo modo l’auspicio profetico dell’Avv. Bartolo Longo che, nel discorso inaugurale della monumentale facciata del Santuario (5 maggio 1901), aveva affermato: «Un giorno da quella loggia noi vedremo la bianca figura del Rappresentante di Cristo benedire le genti accolte in questa piazza, acclamanti la pace universale».Da quella loggia, prima della recita dell’Angelus, il Papa fece una particolare consegna ai giovani presenti in piazza: «Carissimi giovani! La vostra presenza, così numerosa, e il vostro incontenibile entusiasmo sono la conferma che il messaggio di Cristo non è un messaggio di morte, ma di vita; non di vecchiume, ma di novità; non di tristezza, ma di gioia! Ditelo ai vostri coetanei, a tutti gli uomini, con i vostri canti, con i vostri ideali, ma specialmente con la vostra vita!». Al termine dell’Angelus il Santo Padre si fermò a lungo con i giovani cantando in polacco. Quasi un anno dopo, il 26 ottobre 1980, Giovanni Paolo II riconosceva, a nome della Chiesa, lo straordinario percorso di vita, di opere e di santità dell’Avvocato Bartolo Longo (Latiano 10.02.1841 - Pompei 05.10.1926), con il solenne rito della Beatificazione. Quel giorno, in Piazza San Pietro, insieme al Fondatore del Santuario della Beata Vergine Maria del Rosario di Pompei e delle annesse Opere di carità, venivano proclamati Beati Suor Maria Anna Sala, delle Suore Marcelline, e don Luigi Orione, proclamato, poi, santo il 16 maggio 2004. Nell’omelia pronunciata per quell'occasione, il Santo Padre, presentando le caratteristiche dei tre nuovi Beati, a proposito dell’Avvocato pompeiano affermava: «Infine, ecco ancora Bartolo Longo, ... egli è l’apostolo del Rosario, il laico che ha vissuto totalmente il suo impegno ecclesiale… “l’uomo della Madonna”: per amore di Maria divenne scrittore, apostolo del Vangelo, propagatore del Rosario, fondatore del celebre Santuario in mezzo ad enormi difficoltà ed avversità; per amore di Maria creò istituti di carità, divenne questuante per i figli dei poveri, trasformò Pompei in una vivente cittadella di bontà umana e cristiana...». Un modello di santità laicale da conoscere, amare e imitare.
Fu ancora un giorno felice per Pompei il 16 ottobre 2002, quando, sul sagrato di San Pietro e davanti all’icona della Vergine del Rosario, da lui voluta per la particolare circostanza, Giovanni Paolo II consegnò alla Chiesa la Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae”, e indisse l’Anno del Rosario. Ben cinque volte - mai prima era avvenuto in un documento pontificio - il Papa citava il beato Bartolo Longo inserendolo nella grande schiera dei Santi che hanno trovato nella preghiera mariana un’autentica via di santificazione. Il secondo pellegrinaggio di Giovanni Paolo II, avvenuto il 7 ottobre 2003 a conclusione dell’Anno del Rosario, costituisce per Pompei quasi un testamento spirituale del Papa mariano, una consegna ed una missione per il Terzo Millennio dell’era cristiana: il Santuario mariano, centro internazionale d’irradiazione del Santo Rosario, deve essere, con la semplice e popolare preghiera mariana, avamposto d’evangelizzazione nel terzo millennio dell’era cristiana, luogo d’incontro tra popoli e culture, laboratorio di pace e luogo di accoglienza per gli uomini e le donne, soprattutto minori, vittime della povertà e del disagio sociale.
Anche il successore di Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI, volle venire pellegrino a Pompei. Era il 19 ottobre del 2008.
Accolto dall’Arcivescovo Mons. Carlo Liberati, Delegato Pontificio, e da decine di migliaia di persone, affidò “alla Madre di Dio, nel cui grembo il Verbo si è fatto carne” il Sinodo dei Vescovi, allora in corso. Ricordando, poi, la figura del Fondatore e Beato Bartolo Longo, ne sottolineò la radicale conversione, dicendo: “Dove arriva Dio, il deserto fiorisce! Anche il Beato Bartolo Longo, con la sua personale conversione, diede testimonianza di questa forza spirituale che trasforma l’uomo interiormente e lo rende capace di operare grandi cose secondo il disegno di Dio”.
Il Pontefice rilevò quale fosse il “segreto” di Pompei, terrà di amore e di carità: la preghiera del Santo Rosario. Queste le sue parole: “Questa preghiera ci conduce, attraverso Maria, a Gesù”. E più avanti: “Il Rosario è preghiera contemplativa accessibile a tutti: grandi e piccoli, laici e chierici, colti e poco istruiti”. E ancora: “Il Rosario è 'arma' spirituale nella lotta contro il male, contro ogni violenza, per la pace nei cuori, nelle famiglie, nella società e nel mondo”.
Dopo aver celebrato l’Eucaristia, il Santo Padre guidò la recita della Supplica e affidò il mondo intero nelle mani di Maria Santissima.

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I Papi e Pompei

Sono dodici i Sommi Pontefici che hanno guidato la Chiesa da quando è iniziata l’Opera pompeiana. Una lunga storia che è possibile dividere in due periodi: il tempo delle origini e della fondazione e il periodo che va dalla morte del Beato Longo ai nostri giorni. Tempi molto diversi tra loro, per quanto in continuità, però sempre caratterizzati dai buoni rapporti con la Santa Sede e dalla paterna premura con cui i Papi hanno guardato alla giovane e singolare chiesa dal carisma mariano, protagonista di uno straordinario servizio di carità a favore dei minori poveri ed emarginati.
Pio IX guidava la Chiesa quando il giovane Avvocato di Latiano giunse a Valle di Pompei, ai primi di ottobre del 1872. Papa Mastai, sul soglio di Pietro dal 1846, fu il Pontefice del dogma dell’Immacolata (8 dicembre 1854), e sotto il suo governo, in particolare negli ultimi due anni, l’Opera di Pompei ebbe la sua primissima aurora.
Dopo trentadue anni di pontificato (1846-1878) gli successe Leone XIII (1878-1903). Tra Papa Pecci e Longo si creò subito un rapporto profondo fondato sulla condivisione nel reciproco impegno per la promozione e la diffusione del Rosario. Leone XIII, che fu definito “il Papa del Rosario” per i suoi numerosi interventi e documenti sulla popolare preghiera mariana, ebbe nell’Avvocato il suo più convinto sostenitore. Il Pontefice ricambiava, invitando tutti i cristiani a recarsi in pellegrinaggio al Santuario di Pompei, definito da lui stesso “parrocchia del mondo”. Leone XIII dichiarò, poi, Pontificio il Santuario, ponendolo sotto l’immediata giurisdizione della Santa Sede e assegnando ad esso un Cardinal Protettore.
Dal 1903 al 1914, toccò a Pio X reggere le sorti della Chiesa. Con Papa Sarto, Longo visse il periodo più difficile del suo rapporto con Roma. Aveva sottoscritto, nel 1906, l’atto di cessione di tutte le loro Opere a Pio X, perdendo di fatto il governo e la gestione diretta del Santuario e delle Opere sociali, ufficio questo demandato, per volontà del Sommo Pontefice, alla Delegazione Pontificia per Pompei e all’apposita Commissione Cardinalizia istituita a Roma per controllare le attività del Santuario mariano. Il nuovo assetto proprietario relegava Longo, che pur rimaneva nel Consiglio di Amministrazione, ad un ruolo più di rappresentanza che direttivo, anche se restava inalterato il suo carisma e la sua leadership. Fu, poi, la volta di Benedetto XV, eletto Papa poco prima del primo conflitto mondiale. Il suo Pontificato durerà otto anni, dal 1914 al 1922. Longo rivide in Lui lo stesso carisma e la stessa benevolenza di Leone XIII verso il Santuario e le Opere di Carità. Il suo giudizio su Pompei era molto positivo e non mancò di mostrare apprezzamento e dare sostegno alle Opere in continua realizzazione. Il Fondatore di Pompei si recò più volte in udienza dal Santo Padre, che fu il primo a recitare la “Supplica alla Madonna di Pompei” nella sua cappella privata in Vaticano. Era l’8 maggio 1915.
L’ultimo Pontefice conosciuto da Longo fu Pio XI (1922-1939). A legare l’Avvocato e il nuovo Papa era la comune vicinanza ai carcerati che il successore di Pietro aveva particolarmente a cuore in pieno spirito evangelico. Da arcivescovo di Milano aveva fatto sentire la sua concreta paternità a chi era caduto nell’errore ed era stato per questo privato della libertà. Qualche mese dopo la sua elezione, in risposta al testo augurale di Longo, il Papa gli inviò una lettera nella quale si compiaceva per il notevole progresso maturato dal Santuario e dalle Opere di Carità ed elogiava l’entusiasmo con cui s’era dedicato alla realizzazione di un’opera di profondo impatto sociale come quella a favore dei figli dei carcerati. Più tardi, Longo ricorderà come il legame con Pompei fosse di antica data. Molti anni prima della elezione a Papa, il 6 gennaio 1900, il sacerdote Achille Ratti aveva celebrato all’altare della Madonna. Alcuni anni dopo, Pio XI volle riconoscere solennemente la sua opera, conferendogli il titolo di “Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Santo Sepolcro”.
Con la morte di Longo, il 5 ottobre 1926, terminava anche la stagione legata alla sua straordinaria testimonianza di fede e di carità. Ne iniziava un’altra con i Delegati Pontifici inviati da Roma che nel tempo avrebbero rafforzato lo specialissimo rapporto che legava il Santuario e le Opere di carità ai Papi. Se non sono mancate occasioni in cui il legame tra Pompei e Roma sia stato visibile anche con Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo I, non c’è dubbio che durante i pontificati di Giovanni Paolo II (1978-2005) e Benedetto XVI (2005-2013) questo rapporto abbia toccato il suo apice.
Papa Wojtyla riconobbe il cammino di fede e la testimonianza di santità di Longo proclamandolo Beato il 26 ottobre 1980, dopo essere stato in pellegrinaggio già una prima volta al Santuario mariano nel 1979. Più volte, poi, durante il suo pontificato, Giovanni Paolo II rese omaggio a Longo, come quando indisse l’Anno del Rosario (2002-2003), con la pubblicazione della Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, dove per ben cinque volte – mai prima era avvenuto in un documento pontificio –, il Santo Padre citò il Fondatore di Pompei e la sua esperienza mariana. Una testimonianza rinnovata, in occasione del suo secondo pellegrinaggio nella cittadina mariana, il 7 ottobre 2003, quando sottolineò il grande merito di Longo per aver fatto di Pompei un centro internazionale del Rosario e un osservatorio permanente della Pace Universale.
Un giudizio positivo condiviso da Benedetto XVI, pellegrino a Pompei il 19 ottobre 2008: “Questa città rifondata da Bartolo Longo – disse in quell’occasione – è una dimostrazione storica di come Dio trasforma il mondo: ricolmando di carità il cuore di un uomo e facendone un “motore” di rinnovamento religioso e sociale. Pompei è un esempio di come la fede può operare nella città dell’uomo, suscitando apostoli di carità che si pongono al servizio dei piccoli e dei poveri, e agiscono perché anche gli ultimi siano rispettati nella loro dignità e trovino accoglienza e promozione».

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Le Opere sociali

OPERE SOCIALI DEL SANTUARIO DI POMPEI

L’opera del Beato Bartolo Longo in favore dei bisognosi continua ancora oggi pur cambiando nelle forme e ampliando il numero dei destinatari. L’avvocato fondò nel 1887 l’Orfanotrofio Femminile, la prima delle sue Opere di carità a favore dei minori. Nel 1892 veniva collocata la prima pietra dell’Ospizio per i figli dei carcerati, retto, a partire dal 1907, dai Fratelli delle Scuole Cristiane di San Giovanni Battista de La Salle. Dopo appena sei anni gli allievi erano oltre cento. Il primo ragazzo accolto, un calabrese, divenne, poi, sacerdote. In seguito accolse anche le figlie dei carcerati che affidò alla cura delle Suore Domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei”, da lui fondate nel 1897. Questi furono gli inizi di una grande ed ininterrotta attività. Oggi quel carisma di Bartolo Longo, che si respira ancora oggi a Pompei, si concretizza in numerose opere.

Il Centro Diurno Polifunzionale “Crescere Insieme” risponde alle esigenze di accoglienza e di sostegno educativo dei minori e delle rispettive famiglie ed è finalizzato alla prevenzione del disagio in cui il minore si trova, per la particolarità delle situazioni della famiglia d’origine. Il Centro accoglie, per l’intero anno scolastico, i minori, dalle ore 8.00 alle ore 18.30/19.00, dal lunedì al venerdì, e, dalle 8,00 alle 14.00, il sabato, eccetto quelli festivi. Oltre ad assicurare due pasti regolari al giorno e a seguirli nello svolgimento dei compiti scolastici, ai ragazzi/e viene offerta la possibilità di partecipare con regolarità ad attività artistiche e ludico-sportive. È previsto, inoltre, nel mese di luglio, un campo estivo di 15/20 giorni. All’attività educativa del centro collaborano docenti, tirocinanti universitari e giovani del servizio civile.

La “Casa Emanuel”, comunità di accoglienza per gestanti, madri e bambini, si propone come risposta alle problematiche riguardanti: ragazze madri per le quali sia stato emesso dal Tribunale competente il provvedimento di allontanamento dalla propria famiglia di origine; donne in difficoltà per una gravidanza fuori dal matrimonio; donne con figli costrette a fuggire da una situazione familiare difficile a causa di un partner violento; donne in cerca di aiuto per i mesi di gravidanza, avendo deciso di dare il bambino in adozione, donne o ragazze che devono affrontare una maternità non desiderata o subita a causa di violenze fisiche e psicologiche. La Casa, che accoglie solo su segnalazione dei Servizi Sociali territoriali, è organizzata per accogliere un numero massimo di 4/5 madri con bambini, senza distinzione di etnia, lingua e religione e nel rispetto della identità culturale e di fede. La “Casa Emanuel” si impegna, in collaborazione con i Servizi Sociali del territorio di provenienza, affinché la persona, dopo un cammino di progressiva presa di coscienza della situazione, arrivi a sviluppare e programmare una nuova vita autonoma.

Il Centro di aiuto alla vita. L’Associazione, mediante iniziative di volontariato, opera a tutela della maternità, dell’accoglienza della vita e della dignità della donna, all’assistenza e al sostegno dei sofferenti. L’Associazione persegue gli obiettivi prefissati attraverso l’ospitalità presso case-famiglia e case-accoglienza per gestanti, servizi di consulenze mediche, legali, etiche e psicologiche gratuite, integrazioni materiali per i meno abbienti, convenzioni con le AA.SS.LL. e con le strutture socio-sanitarie operanti sul territorio, servizi di informazione sanitaria e di orientamento, assistenza per le gravidanze a rischio, corsi di informazione sulla regolazione della fertilità, disbrigo di pratiche presso enti pubblici e privati.

Movimento per la vita. L’Associazione non persegue alcuno scopo di lucro, volendo unicamente difendere la vita umana sin dal suo concepimento e in tutto l’arco del suo sviluppo fino alla morte naturale. Promuove, con ogni mezzo, una mentalità aperta all’accoglienza e alla protezione di ciascun essere umano. Considera il diritto alla vita come fondamento di ogni altro diritto dell’uomo. Attribuisce importanza decisiva alla tutela della vita umana nascente, con particolare attenzione a quella appena concepita, e persegue tutte le iniziative idonee a promuoverne il riconoscimento, la difesa e l’accoglienza. Si oppone pertanto ad ogni legislazione abortista. In spirito di fattiva collaborazione con le famiglie e i vari operatori del settore educativo, promuove convegni, iniziative di formazione, di aggiornamento e di ricerca rivolte a tutti i soggetti operanti nell’ambito scolastico (alunni, docenti, genitori).

Il nuovo Consultorio Familiare Diocesano di ispirazione Cristiana “San Giuseppe Moscati”, ospitato nei locali del Santuario, è un vero e proprio laboratorio di formazione, prevenzione e servizio di consulenza a tutela e sostegno della famiglia e della persona, dal concepimento al tramonto naturale della vita. Grazie ad un’èquipe di medici volontari, mediatori familiari e avvocati matrimonialisti e rotali, offre consulenze psicologiche, etico-morali, ginecologiche, legali, psichiatriche, nonché mediazioni familiari. Il Consultorio organizza, inoltre, seminari e corsi su argomenti specifici, come incontri per fidanzati e coppie che si preparano al matrimonio; per genitori ed educatori; momenti di confronto con adolescenti, per affrontare con loro argomenti delicati come sessualità e affettività; incontri con scuole, comunità e altri soggetti educativi.

La Mensa per i poveri è attiva presso la Casa del Pellegrino ed è gestita dalla sezione pompeiana dell’Ordine di Malta. È aperta dal lunedì al sabato e assicura circa 200 pasti ai poveri della città, ma anche ai tanti che vengono dai comuni vicini. La nuova sede, moderna e funzionale, è stata inaugurata l'8 maggio 2014 dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità.

Il “Centro di Accoglienza oratoriale semi residenziale Bartolo Longo”, attivo nel Centro Educativo “Bartolo Longo”, retto dai Fratelli delle Scuole Cristiane, offre il sostegno scolastico, dalle classi primarie a quelle secondarie, e la possibilità di partecipare ad innumerevoli attività pomeridiane che vanno dalla lavorazione della ceramica all’apprendimento della musica, dallo studio dell’informatica allo sport, a circa 100 ragazzi provenienti da famiglie con gravi problemi sociali che, grazie al lavoro quotidiano svolto da appartenenti a varie associazioni di volontariato, ricevono un’adeguata istruzione, coadiuvata da esperienze di socializzazione. Il Centro diventa, così, prezioso punto di riferimento per le famiglie in difficoltà e per i Servizi Sociali di Pompei e dei Comuni limitrofi, accogliendo i ragazzi per l’intero arco della giornata, dalle 8.15 alle 19.30, e offrendo loro un servizio scuola - pranzo - studio - attività. I ragazzi, infatti, oltre che nella formazione culturale, sono seguiti anche in quella spirituale e religiosa e imparano ad amare la vita e a rispettare gli altri.

La Casa albergo per donne anziane “Marianna De Fusco”, intitolata alla Contessa Marianna De Fusco, cofondatrice del Santuario, è sorta nel 1965, a Pompei. Accoglie donne ultrasessantacinquenni. La struttura, completamente rinnovata nel 2009, si trova in via Roma, a Pompei, non lontano dal santuario mariano. È organizzata secondo i più moderni standard di accoglienza, mantenendo l'equilibrio tra la vita comunitaria e la privacy di ogni singola ospite. Viene coltivata e incentivata la vita di relazione, interna ed esterna alla struttura, garantendo prestazioni di tipo alberghiero, culturali, spirituali e ricreative.

La Casa famiglia “Oasi Vergine del Sorriso” e la Casa di preghiera e di accoglienza “Maria, Madre di Misericordia” presso il Centro per il bambino e la famiglia “Giovanni Paolo II”. La prima, inaugurata l’8 dicembre 2013, è la prima opera del nascente Centro per il bambino e la famiglia “Giovanni Paolo II”. Sorta tra le mura delle antiche “Case operaie”, la casa è affidata alle cure di Alfredo e Roberta Cretella, una coppia di sposi della Fraternità di Emmaus, che insieme ai cinque figli, hanno scelto di lasciare la propria casa per condividere la quotidianità con i piccoli che vivono situazioni di particolare difficoltà familiare.

Nello stesso Centro è stata anche aperta la Casa di preghiera e di accoglienza “Maria Madre di Misericordia”, curata da Raffaela e Salvatore Buonocore della Comunità Papa Giovanni XXIII insieme ai volontari. Qui sono accolti tra gli altri anche bambini e ragazzi diversamente abili.

La Casa di accoglienza “Maria, Madre della Provvidenza” È la più recente realtà di accoglienza che ha preso vita all’interno della struttura “Centro per il Bambino e la Famiglia Giovanni Paolo II” del Santuario, sorto nelle ex case operaie. La nuova “casa” è stata affidata a Marco Giordano e Carmela Memoli, membri della Fraternità di Emmaus e della Federazione Progetto Famiglia, e va ad arricchire il complesso dedicato al compianto Papa polacco. La struttura “Maria Madre della Provvidenza” è suddivisa in due case; l’una per mamme con bambini, l’altra per adolescenti. Ciò che accomuna le ospiti di queste due diverse realtà sono storie di maltrattamenti, abusi, violenze, disagi psicologici. In casa, grazie ad un’équipe di sette persone specializzate nel campo, si affronta, dunque, un percorso di recupero fisico, psichico e relazionale. Anche se già attiva, la nuova struttura verrà inaugurata ufficialmente il 10 maggio 2015, in occasione della V Settimana del Diritto alla Famiglia, in programma dal 9 al 17 maggio 2105.

Comunità incontro – Centro per il recupero dei tossicodipendenti. La Comunità, che don Pierino Gelmini fondò il 13 febbraio 1963, è a Pompei dal 2005. Si occupa, come in tante parti del mondo e in oltre duecento comunità, del recupero di persone con problemi di tossicodipendenza. Gli ospiti sono accolti e assistiti in ogni loro esigenza, soprattutto di carattere medico, con particolare riferimento agli ammalati di Aids. A tutti è proposto un cammino comunitario finalizzato al pieno recupero della persona e alla reintegrazione nella società. Gli ambulatori della Confraternita di misericordia. Grazie all’aiuto di personale medico volontario, la Confraternita garantisce l’apertura di due studi: pediatrico e materno/infantile, che assicurano prestazioni sanitarie del tutto gratuite. Periodicamente, inoltre, grazie alla collaborazione di medici e infermieri di strutture ospedaliere pubbliche e cliniche private la Confraternita organizza giornate dedicate alla prevenzione di specifiche patologie.

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Il Quadro e il Rosario

L’icona della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei (alta cm 120 e larga cm 100) presenta l’immagine della Madonna in trono con Gesù in braccio; ai suoi piedi, san Domenico e santa Caterina da Siena. La Vergine reca nella mano sinistra la corona del Rosario che porge a santa Caterina, mentre Gesù, poggiato sulla sua gamba destra, la porge a san Domenico. In questo quadro si possono riconoscere tre grandi spazi. Lo spazio in alto, nel quale l’umile ma solenne figura di Maria in trono invita la Chiesa a portarsi verso il mistero della Trinità. Lo spazio in basso è quello della Chiesa, il corpo mistico, la famiglia che ha in Gesù il suo capo, nello Spirito il suo vincolo, in Maria il suo membro eminente e la sua Madre. Lo spazio laterale, rappresentato dagli archi, porta al mondo, alla storia, verso cui la Chiesa ha il debito di essere “sacramento”, offrendo il servizio dell’annuncio evangelico per la costruzione di una degna città dell’uomo. La via che unisce questi spazi è il Rosario, sintesi orante della scrittura, posta quasi come fondamento ai piedi del trono, e consegnato dal Figlio e dalla Madre come via di meditazione e assimilazione del Mistero. Quest’icona fu data a Bartolo Longo da Suor Maria Concetta De Litala, del Convento del Rosariello a Porta Medina di Napoli. La religiosa l’aveva avuta in custodia da padre Alberto Radente, confessore del Beato. Per trasportarlo a Pompei, il Longo l’affidò al carrettiere Angelo Tortora che, avvoltala in un lenzuolo, l’appoggiò su di un carro di letame. Era il 13 novembre 1875, data di nascita della Nuova Pompei, ricordata ogni anno con una giornata di preghiera, durante la quale i fedeli, ammessi alla venerazione diretta del Quadro, affidano alla Vergine le loro speranze. È straordinario vedere come, fin dalle prime ore del mattino, migliaia e migliaia di persone di ogni età, provenienza e ceto sociale, si mettano ordinatamente in fila ed attendano, anche diverse ore e, talvolta, in situazioni climatiche veramente difficili, per stare più vicini alla Madonna ed esprimerle con affetto i loro sentimenti più intimi. Il quadro, però, necessitava di un restauro e fu posto alla venerazione dei fedeli soltanto il 13 febbraio 1876. Nello stesso giorno, a Napoli, avvenne il primo miracolo per intercessione della Madonna di Pompei: la dodicenne Clorinda Lucarelli, giudicata inguaribile dall’illustre prof. Antonio Cardarelli, guarì perfettamente da terribili convulsioni epilettiche. In seguito, Bartolo Longo affidò l’Icona al pittore napoletano Federico Maldarelli per un ulteriore restauro, chiedendogli anche di trasformare l’originaria Santa Rosa in Santa Caterina da Siena. Nel 1965, fu effettuato, al Pontificio Istituto dei Padri Benedettini Olivetani di Roma, un restauro altamente scientifico, durante il quale, sotto i colori sovrapposti nei precedenti interventi, furono scoperti i colori originali che svelarono la mano di un valente artista della scuola di Luca Giordano (XVII secolo). Nello stesso anno, il 23 aprile, il Quadro fu incoronato da Paolo VI nella Basilica di San Pietro. Nel 2000, per il 125° anniversario, il Quadro ha sostato per cinque giorni nel Duomo di Napoli, dove è stato venerato da migliaia di fedeli. Il ritorno a Pompei è stato fatto a piedi, seguendo il tracciato del 1875, con diverse soste nelle città della provincia. Per tutto il giorno centinaia di migliaia di persone hanno affollato il percorso di trenta chilometri che separa Pompei dal capoluogo. Quando, in piena notte, il Quadro è tornato a Pompei, è stato accolto da una città in festa. Il 16 ottobre 2002, il Quadro è tornato a piazza San Pietro, per esplicita richiesta del Papa Giovanni Paolo II, che, accanto alla “bella immagine venerata a Pompei”, ha firmato la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, con la quale ha introdotto i cinque nuovi misteri della luce, ed ha indetto l’Anno del Rosario. Anche durante il suo secondo pellegrinaggio a Pompei, il 7 ottobre 2003, Papa Wojtyla è stato accolto sul palco posto dinanzi alla Basilica dall’icona della Vergine di Pompei, da lui tanto amata.

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“Il Rosario è la preghiera del mio cuore“

Papa Francesco